Il ‘backstage’ di un istantbook, 70 km dall’Italia. Tunisia 2011: la rivolta del gelsomino

Nonostante sia da qualche mese che, in Quintadicopertina, lavoriamo su un nuova collana legata all’informazione e all’utilizzo della rete per raccontare e sensibilizzare, ’70 Chilometri dall’Italia’ è nato di getto: a gennaio arrivavano quotidianamente le notizie da un continente che sembra lontano mille chilometri, mentre sono solo settanta. Google maps non lo dice: se chiedi un percorso tra Pantelleria e Tunisi ti dice che non ci sono vie possibili. Quasi un simbolo: 70 chilometri che pesano come un muro impenetrabile.
I media descrivevano Ben Ali come una specie di piccolo tiranno della Tunisia, e nasceva spontanea la domanda: ma come è che ce ne accorgiamo solo oggi? Cosa succedeva in Tunisia fino all’altro ieri? Ovvero: cosa sta succedendo nella costa nord-africana in questi giorni?

Credo fosse il giorno prima della caduta di Ben Ali, il 14 Gennaio. Abbiamo cominciato a cercare risposte, tessere collegamenti. Tramite twitter e gruppi on line abbiamo cominciato a contattare blogger, chiedere, proporre. In due notti abbiamo trovato i collaboratori essenziali: Voci Globali, un esperimento di giornalismo partecipativo, basato sui citizen media e mirato a rilanciare voci e opinioni spesso dimenticate dall’informazione tradizionale, che ha una particolare attenzione verso Paesi in via di sviluppo, violazione dei diritti umani, giustizia sociale, tutela delle minoranze, rispetto della libertà di espressione, digital divide, migranti e fenomeni migratori. E che sostiene incontri ed eventi pubblici per informare e sensibilizzare.
Accanto a loro Mehdi Tekaya, uno storico contemporaneo, vicino alle tematiche del media activism,che ci ha aiutato a costruire un quadro di riferimento composto da una decina di schede storiche, correlate agli avvenimenti attuali.

Poi si è passato a scrivere, confrontare, verificare. Linkare video interessanti e materiale di approfondimento, creare una struttura per un testo che potesse essere ‘navigabile’ come un sito internet e che, volendo, potremo aggiornare con estrema facilità.

Ci abbiamo messo altri 10 giorni, e poi altri 3 per impaginare e digitalizzare il tutto, con Fabrizio che tirava accidenti per la visualizzazione corretta delle scritte in arabo, Mehdi che ci aggiornava sugli ultimi avvenimenti, Bernardo Parrella, co-curatore del testo assieme a me, che raccoglieva le traduzioni fatte da Global Voices italiano dei più importanti interventi dei blogger tunisini nei giorni della rivolta.

Ne è nato un ebook contemporaneo, con un occhio alla storia e alla visione a largo respiro, e un occhio alle fonti digitali dirette: i blog, i tweet, youtube. Ce ne siamo resi conto il 31 gennaio, un giorno prima della messa in stampa digitale, impaginando le ultime pagine del libro che raccontavano gli avvenimenti accaduti poche ore prima.
Editoria digitale significa anche questo, connettere la contemporaneità con la profondità della storia, e dare al lettore la possibilità di navigare da un piano all’altro, spostandosi dalle cause alle conseguenze, dalle fonti storiche a quelle dirette. E poi uscire dal libro: con link ai canali che continuano ad informarci anche dopo che abbiamo finito di leggerlo.

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