Di ciabatte, pantofole ed altre amenità

PhotoELF Edits: 2011:07:08 --- Changed DPI - was 300:300 now: 120:120(Risposta di una compagna permalosa e irrazionale a difesa del suo uomo, a seguito di questa lettera in risposta a questo post)

Quando ho conosciuto Fabrizio, vent’anni fa, andava in giro con pantofole Defonseca nere e calzini di spugna alti, rigorosamente attorcigliati alla caviglia. Completavano la mise un paio di pantaloncini di cotone grigio -il sotto di un pigiama- e, in alternanza, una maglietta verdolina e righine sottili o una viola con una faccia nera sorridente. Una divisa d’ordinanza valida per qualsiasi occasione.

Per questo, nel leggere la lettera aperta da un Anonimo a Fabrizio Venerandi ho dapprima sorriso, poi provato un brivido freddo lungo la schiena. Anonimo amico, tu-ragazzino provasti il dileggio dei compagni e lo sguardo accigliato degli insegnanti a rimarcare quello che -traspare- all’epoca considerasti una dimenticanza, uno sbaglio. Altri atteggiamenti possono essere adottati da altri uomini nel girare colle ciabatte in pubblico: una sorta di sfida alle regole condivise, una pragmatica scelta a vantaggio del benessere podalico rispetto allo scherno altrui. Mancanza di soldi. Un affettuoso ricordo. Boh.

L’atteggiamento di Fabrizio nel suo ciabattare quotidiano era lontano da qualsiasi di questi atteggiamenti o prese di posizione. Semplicemente, ciabattava felice. Ignaro del contesto, concentrato sui progetti che avrebbe realizzato nel ventennio seguente. Qualsiasi sguardo torvo scivolava come olio, non veniva registrato.

Ora, ogni amante porta in sé un peccato originale, e in ogni storia d’amore si accavallano almeno due tradimenti. Il mio peccato originale fu di innamorarmi di un uomo che aveva il coraggio di andare a una cena in pantofole, odiando contemporaneamente le sue calzature. Il tradimento svelargli la mia vergogna, e a seguire precipitarlo nella realtà in cui le sue defonseca erano invise. Una sonora facciata.

Tornando ad oggi, tornando in tema, riflettendo di altra tipologia di ‘calzature’, in questi vent’anni ne abbiamo visto proprio delle belle, e sono convinta che tu ne abbia viste forse anche più di noi.

Ci sono produttori di calzature che ti dicono che le loro scarpe vendono poco, ma rappresentano un messaggio sociale, quasi messianico. Ci sono quelli che producono scarpe di merda in scatole scintillanti. Ci sono quelli che se smettessero di produrre scarpe -sia mai!- butterebbero nella strada centinaia di lavoratori. Quelli che dicono che sono scarpe italiche, vanno incentivate. Quelli che la loro tipologia di scarpe poi è obbligatoria per quella data situazione, senza la loro marca rischieresti di non poter far qualcosa come studiare. Molti di questi produttori hanno richiesto per anni formule di tutela e sostentamento per i loro prodotti, perché il mercato delle scarpe italiane non può essere abbandonato a se stesso.

Ora, io non vorrei che questa ricerca di una vendita prima di andare in stampa finisse per rappresentare una nuova formula scaricabarile per demandare a qualcun altro una analisi e un confronto con la realtà, per evitare nuove temibili facciate.

Ci sono diversi produttori di calzature, di varie forme e tipologie, che non hanno ben chiaro cosa andrà domani e sono disposti a investire in prototipi differenti per poter valutare cosa distribuire. Ci sono organizzazioni che non si occupano di scarpe, ma sarebbero disposte a investire per metter sulla scatola il proprio nome. E’ c’è anche chi magari vende calzini e un paio di scarpe in mostra nel suo negozio gli farebbe proprio comodo.

Chiedono numerini, dati, informazioni, algoritmi e modelli previsionali. Che si basano su informazioni scomode e noiose a ripetere. Dati di fatto: da prendere non per lagnarsi, quanto per costruire una sorta di stradario per prendere direzioni adeguate.

Ti dirò: sono un po’ stanca, e stufa. Avrei voglia di andarmene in un luogo tranquillo (anzi, se tutto va bene lo farò) portando ai piedi solo le buone, vecchie comode pantofole Defonseca che Fabrizio ha lasciato, e io porterei e non posso più. Fabrizio ed io stiamo cominciando in questo mese il nostro secondo ventennio assieme. Lo ho già tradito allora: vorrei cominciare questo secondo con la fedina immacolata.

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