Dell’autore e il lettore che si corteggiano, e dell’editore che regge il moccolo

treDaniele Bergesio in una ‘riflessione a margine’ di Librinnovando ripropone la questione della grande opportunità che grazie al digitale avrebbero finalmente lettori ed autori, di potersi parlare direttamente senza alcun intermediario.  Continua a leggere

Se il self-publishing è il dito, la redazione è la luna che perdiamo di vista

Il mio ‘battesimo del fuoco’ nel mondo dell’editoria digitale lo ho avuto due anni fa a Fosdinovo, quando mi toccò in sorte moderare un originale dibattito sulla Teologia della redazione a venire“. Ingenua e ottimista ho accettato, onorata di potere, assieme a ‘vecchi’ personali miti dell’editoria come Virginio Sala, Mario Guaraldi, Agostino Quadrino, provare a delineare le competenze necessarie per il lavoro redazionale a cavallo fra carta e digitale. Fra chi l’editoria la vive da trenta e più anni e chi prova adesso per la prima volta a proporre innovazioni.

‘Content is the king!’: la redazione al centro, era il mantra che si ripeteva in quel periodo (in ottica web, praticamente un’era geologica).

Oggi invece stiamo cercando di denudarlo, il re, scannandoci su ruolo e definizione del self publishing, forse ignorando che dietro questo dibattito sta avvenendo un cambiamento che inficia mille volte di più l’attività editoriale. Il self publishing c’è, avrà dimensioni sempre più importanti, e negarlo non aiuta. E’ un’ottima iniziativa, soprattutto per i distributori, esulta chi ha in mano le nuove chiavi di accesso ai prodotti culturali, ed è utile anche per chi scrive benino e pubblica senza magari pensare che, faticando un po’, potrebbe scrivere benone.

Che il cambiamento sia importante lo dimostrano anche gli attori che entrano in scena: Feltrinelli, Mondadori, e altri editori italiani tradizionali che guardano questo nuovo albero digitale che, se non farà frutti d’oro, almeno potrà permettere di sopravvivere.

Però scusate: con Mondadori e Feltrinelli non stiamo più parlando di self publishing, ma di un prodotto ibrido che toglie l’indipendenza all’autore indipendente (e solitario) in cambio di un marchio solido alle spalle.

E in questo passaggio, in cui l’autore si crogiola nella speranza di avere più visibilità, la vittima illustre è la redazione: si investe meno in editing, si lavora meno sul testo, la cura editoriale è messa in secondo piano (è un discorso che sta spiegando molto bene Tropico del Libro in diversi articoli, per chi ha la pazienza di leggerli con attenzione).

Non c’è aggiornamento che tenga per i redattori che frequentano, a proprie spese, corsi di formazione sul digitale per tenersi al passo, quando gli editori non investono più sulla redazione.

E il marchio dell’editore potrebbe non assicurare il valore aggiunto della cura redazionale del testo a lettore ed autore.

Il dibattito sull’editoria che verrà non può in questo caso prescindere da una discussione su temi politici e culturali che metta da parte la questione “self publishing: sì o no” e che riprenda in mano il ruolo di questa ‘redazione a venire’: dei contratti di lavoro che la regolano, della formazione, di colossi e meno colossi editoriali che democratizzano l’accesso alla pubblicazione abbattendo le barriere d’ingresso e che – contemporaneamente – ostacolano la produzione e promozione di contenuti culturali.

Parlare di questo: che in fondo tutto il resto è vanità.

Digitale e democrazia: perché mai un ebook dovrebbe occuparsi della democratizzazione del mercato editoriale?

Avete presente la storiella del professore che riempie un barattolo con delle palline da golf, poi con la sabbia e infine di vino?Mi è venuto in mente qualche giorno fa mentre leggevo l’ennesimo articolo sulla democratizzazione del mercato editoriale grazie all’ebook.

Parlando di digitale, abbiamo spesso calcato la mano su quanto l’ebook possa favorire la libertà di espressione dando voce a tutti, bypassando i  meccanismi del mercato e della distribuzione, permettendo al non profit di raccontarsi a bassi costi e senza intermediari.

Bella invenzione, l’ebook.

Nel frattempo Google interrompe i contratti con le librerie indipendenti (anche se la notizia è poi rientrata, vedi aggiornamento) Amazon  -che diventa sempre più importante anche per i piccoli editori italiani- rimuove 4000 titoli di indipendenti in USA, Apple lavora su un processo di pubblicazione chiuso dall’ideazione alla distribuzione, modello ‘o-con-noi-o-contro-di-noi’.

Bella invenzione l’ebook, anche per loro.

Ma sarà poi vero che all’ebook possa interessare qualcosa di democratizzare il mercato editoriale?
Davvero è possibile pensare che a questo strano accumulo di bit opportunamente districati e organizzati attraverso codice, CSS e file XHTML possa importargliene qualcosa di quel che fa?

Ancora una volta si corre il rischio di concentrarsi sul mezzo piuttosto che sul fine: su un ebook possono esserci parole più o meno democratiche, è possibile sostenere idee più o meno condivisibili, può essere utilizzato per scopi personali o collettivi. Può essere uno strumento di informazione come l’ennesimo anonimo file scaricabile in rete, aperto e chiuso in pochi secondi.

Non basta un ‘buon ebook’ a democratizzare alcunché.

E il barattolo? È lo spazio che abbiamo, quello delle opportunità. Di un mercato di recente sviluppo, dove grandi e medi attori ci permettono di muoverci più o meno agevolmente fra le loro maglie. Ma non sono spazi che possiamo dare per scontati: se potessero, si prenderebbero anche quelli.

L’estate digitale vista dalla ‘Periferia dell’Impero’

Estate chiaccherata per l’editoria digitale italiana, estate di riflessione per me: se non so che dire, leggo gli altri, rifletto per farmene un’idea, e poi passo all’azione. Non c’è nemmeno bisogno -nel mio caso- di aggiungere un’opinione al mare di quelle altrui.

Ma tant’é: ecco l’estate vista dalla ‘Periferia dell’Impero‘: come definisco a volte Genova, altre volte Quintadicopertina.

Stores per tutti…

Il 15 Luglio si è aggiunto agli stores presenti in Italia (Simplicissimus , IBS, Ebooksitalia) Bookrepublic. Vi sono anche qua editori interessanti che preludono ad una futura offerta ricca e curiosa. Sì, futura (questo vale un po’ per tutti): i titoli confezionati su carta non sono immediati da digitalizzare, e tutto non può essere già presente.

Il 3 Agosto poi ha aperto ebook.it, e siamo tutti in attesa di capire che farà Edigita. Un concorrente potente per gli altri store, soprattutto sotto il profilo dell’offerta di titoli, con il grande dubbio della richiesta dell’esclusiva.

Come Quinta stiamo cercando di capire dove e come partecipare. Ovunque e comunque, per aver maggior visibilità, come si dice in giro? Mi mancano ancora degli elementi per esserne certa.

In rete, il concetto di ‘distribuzione’ è strettamente legato a quello di visibilità. Non più camion e agenti per entrare nelle librerie sul territorio: nel web i ‘luoghi’ raggiungibili da lui sarebbero teoricamente raggiungibili anche dall’editore. Ci si affida allo store per aver una maggior presenza e un maggior pubblico raggiungibile. Però nello store gli editori sono tanti. E poi, non si capisce ancora bene quanti siano i lettori (e i libri scaricati).

Ma questo genere di attività rientra fra le mansioni dell’editore o dello store?

Resto dell’idea che, se non vuole morire, la casa editrice deve imparare a vivere anche sulla rete, oltre che nel territorio. Ma lo store può fornire valore aggiunto alla vendita proponendo un nuovo genere di servizi, fornendo ipotesi di comunicazione (collaborazioni con portali specializzati o presenze collettive in fiere, e nelle librerie…), che gli store non fanno ancora.
Questa parte per ora Quinta deve imparare a farsela da sola, magari con altri. Poi cercheremo di essere presenti su più stores possibili, ma senza perderci il sonno, finché i lettori di ebook sono pochi.

…diritti digitali da pochi

Il 19 Luglio Amazon annuncia il soprasso di vendita degli Ebook sugli Hardcovers. Il 23 Luglio Andrew Whylie, agente letterario americano, ipotizza accordi con Amazon bypassando gli editori. Non faccio considerazioni sulle dinamiche internazionali (peraltro il tormentone estivo si è chiuso, giusto-giusto con la fine dell’estate), ma la cosa provoca una reazione italiana: l’agente Roberto Santachiara qualche giorno dopo dichiara che non ha alcuna intenzione di cedere i diritti digitali dei suoi autori. Santachiara mi sta simpatico. Le sue considerazioni (sempre dalla ‘Periferia dell’Impero‘) mi paiono aver purtroppo una base sensata, e le critiche che ha ricevuto legate ad un’editoria ancora tradizionale.

Mentre medito su Santachiara, esce, il 18 Agosto, su Wired una recensione sull’edizione de ‘Il Sole 24 Ore’ su iPad ideata e sviluppata dalla Simplicissimus. Che non mi interessa. Mi interessano invece due cose che Antonio Tombolini sottolinea a margine nella sua risposta.

Ovvero il ‘secondo postulato’ per cui, secondo lui, tutti i contenuti dovrebbero essere disponibili gratuitamente (‘sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti’), e a essere pagato dovrebbe essere il package, il formato, il prodotto. Mi chiedo se in pratica a crear valore sia, secondo questo assunto, tutto ciò che siamo in grado di creare attorno al contenuto; e in questo senso, più ammenicoli e ‘passaggi’ creiamo, più valore diamo al contenuto stesso. Poi mi domando chi alla fin fine abbia il dovere di compensare l’autore, ecco perché credo che Santachiara in fase di contrattazione faccia bene a tener un po’ duro.

Tombolini fa una seconda considerazione sul ‘prodotto’ giornale, e su come questi debba presentare gli stessi contenuti, sia che esca su carta o su iPad, senza modifiche negli articoli o nell’organizzazione. Non capisco perchè allora non dovremo considerarla valida anche per il giornale web, nettamente distinto per approfondimento e velocità dal cartaceo, regalando ai lettori due prodotti differenti e complementari.

… e l’IVA?
Per chiudere il cerchio, Raffaele Barberio di Ebooks.it, ha promosso, sempre nel bailamme della fine di Luglio, una petizione per chiedere che l’IVA sugli ebook si attesti, come per l’editoria tradizionale, al 4% (invece che all’attuale 20%). Una interessante risposta di Mario Guaraldi ricorda i motivi, mai citati, del perché l’editoria goda di questo regime privilegiato, e altri sul perché lui non firmerà la petizione in oggetto. Le rese, i costi di produzione, il numero di pagine… tutti concetti legati all’editoria tradizionale. Di come, slegati da questi concetti, potremo ragionare sulla rinuncia al prezzo di copertina imposto, o presumere aliquote IVA differenti a seconda della tipologia del pubblicato (magari dando una boccata d’ossigeno a un’editoria scolastica che pesa, oltre che sui dipendenti, sulle spalle dei genitori).

Comunque, i testi di Quintadicopertina sono in questo momento di fine estate presenti sul sito di Amazon (anche se stiamo aspettando di ricaricarci per presentarli), con prezzi stabiliti da Amazon. Nel mercato tradizionale proporre lo stesso prodotto a prezzi differenti sarebbe un’operazione sleale e inutile, ma in questo caso, terrebbe eslcusivamente conto del numero di bocche da sfamare che si stanno inframezzando fra la passione del lettore e il lavoro dell’autore. Ma questa considerazione è ancora in fase iniziale, magari ho sbagliato l’assunto di base.

Questa estate si chiuderà in bellezza, a Fosdinovo, con il primo Ebookfestival: tre giorni di incontri, dibattiti, tavole rotonde, dove si parlerà di editoria scolastica, di accessibilità, di scrittura atomica, delle modifiche nella filiera di distribuzione, di conversioni (magari anche spirituali), delle difficoltà dei piccoli e delle risorse della rete, del ruolo delle biblioteche e molto altro ancora.

Poi comincerà un nuovo anno.

Quintadicopertina è partita, gli ostacoli lasciati alle spalle

Avvertenza: questo post è lungo, dannatamente lungo.
Se ne avete uno, scaricatevelo e leggetevelo sul vostro ebook. Vi metto in fondo il .pdf

La ‘scommessa del 2010’ è cominciata: la casa editrice digitale quintadicopertina, progetto su cui sto lavorando assieme ad un gruppetto di persone curiose del mondo e della scrittura, è finalmente attiva e on-line.
La fase preparatoria è stata lunga, più lunga di quanto ci fossimo immaginati un anno e mezzo fa, ma facevamo sul serio e ci siamo arrivati.

Mi fa piacere chiudere, almeno su questo spazio, il capitolo affrontato fino ad adesso dando un’idea delle difficoltà incontrate nell’apertura e nella gestione, che altri ne facciano tesoro.
Molto spesso in questi mesi ho ascoltato su friendfeed, blog e social network idee interessanti su cosa si potrebbe fare o cosa sarebbe utile fare, ma la realizzazione all’atto pratico non sempre è così immediata.

Prima di tutto una necessaria introduzione: il budget iniziale era minimo, e non sempre ciò che si aveva in testa era realizzabile con quello che si aveva. Paradossalmente credo che sia stato meglio così, ci ha costretto a scegliere, rinunciare e ragionare: se avessimo avuto un budget maggiore avremo fatto più errori.
E poi, il mercato editoriale e digitale è ancora troppo in movimento per poter uscire con un idea fissa e definita, a meno che non si abbia la struttura di una casa editrice pre-esistente o altro a reggere il bilancio, e il fatto di proporci come luogo sperimentale e ‘plastico’ credo sia una risorsa. La massima cura è stata dedicata ai testi, alla fine sono loro che devono essere vincenti.

C’è un interessante libro, ‘Editoria digitale’, di Cacciola, Carbone, Ferri e Solidoro dove nel capitolo IV, ‘Il multimedia management’, a cura di Adriano Solidoro vi è un ampio elenco di tutte le figure professionali necessarie per un progetto editoriale digitale in grande stile. Leggendolo siamo entrati in panico, poi fortunatamente qualcuno si è messo a ridere. Noi tutte quelle figure non ce le abbiamo (anche se le abbiamo consultate tutte) e personalmente sono convinta che, allo stato dei fatti, con l’ipad che bussa alla porta, i cellulari che squillano, le lotte fra editori e distributori, i prezzi da stabilire e altro ancora, una tale armata di professionalità non sarebbe economicamente sostenibile, a meno di non avere il nome di una grande casa editrice dietro e di retribuirle anche per altre attività. Bisogna aspettare uno/due anni per metterle in campo.

Comunque, ecco alcune difficoltà pratiche che abbiamo affrontato:

Dare vita a un’impresa in Italia è lento, burocratico e farraginoso. L’editoria digitale rappresenta il trait d’union fra settori che (ipotizzo) si vogliono continuare a immaginare separati. Uscirne fuori non è semplice, capire quale forma imprenditoriale utilizzare è delirante. Alcune leggi sono interpretate diversamente da Regione a Regione, venirne a capo non è facile e i tempi non sono immediati come si potrebbe pensare.
Un grazie alla Camera di Commercio di Genova e alla nostra commercialista.

L’ebook è veloce: quando uno dei nostri autori ha letto questa frase ci ha chiesto se fossimo pazzi. Ci ha messo più di un anno, immagino quasi a tempo pieno, per produrre settemila pagine intersecate fra loro attraverso undicimila link: immaginare un editing per il testo, un betatesting per i link e fargli passare la validazione per epub non è stato per nulla veloce. L’ebook si produce velocemente, e velocemente si distribuisce: ma la cura per il testo, la struttura, la forma e la produzione dei files finali necessita il suo tempo. Per questo abbiamo deciso di uscire con tre opere, testate e riviste da diverse figure professionali, e non con venti. Di un ebook, senza averlo letto non si può immaginare il lavoro che c’è dietro.

Gli ISBN. Mica facile gestirli al digitale. Abbiamo deciso di attribuirne uno per ogni formato prodotto, come se fossero edizioni differenti. Il problema più grave ci si presenta con la sezione jukebooks (ancora off line al momento del lancio), dove sono contenuti diversi racconti, inizialmente disponibili gratuitamente. Il lettore, letto un breve promo, potrà selezionare quelli che preferisce, e farsi inviare un ‘ebook’ su misura, con il materiale da lui selezionato. Questo vuol dire, se si mettono on line 20 racconti, prevedere tutte le combinazioni possibili fra di essi e attribuire un ISBN ad ogni singolo formato di tutte le combinazioni. La faccenda è tecnicamente infattibile, e gli ISBN hanno comunque un costo.
Noi abbiamo trovato una soluzione, la vedrete quando pubblicheremo la sezione, ma gli ISBN non rispecchiano il contenuto digitale, a volte in divenire. E se tu lettore decidessi dopo un mese di aggiungere un altro testo al tuo ebook, io editore dovrei attribuire un nuovo ISBN? E quando altri racconti si aggiungeranno ai primi?

Ereader, cellulari e presumibilmente ipad sono canali diversi.
Il testo va nuovamente riadattato per ognuno di essi, l’apparato iconografico è da studiare differentemente, da un cellulare o da un ipad ci si può connettere al web e questa può essere contemporaneamente una risorsa o un ostacolo.

L’attribuzione del prezzo.
I prezzi che abbiamo stabilito sono in fascia estremamente bassa (sempre comunque sotto i cinque euro, per diversi testi anche la metà). Sono quelli che, da lettori, vorremo trovare su ogni opera, su carta o su ebook che sia. Prevedono una base di acquirenti molto alta per raggiungere il punto di sostenibilità. Qui la vera scommessa. Per questo abbiamo dato la possibilità, per eventuali afficitionados, di acquistare a un prezzo maggiore una ‘special edition’ di ogni opera contenente i tre diversi files ed alcuni contenuti speciali. Anche per sostenerci, nel breve termine. Se hai uno stipendio maggiore ai 1300 euro netti al mese compra quella per favore.

Cose belle
Vi sono invece due punti estremamente positivi nel lavoro di questi mesi.
Il primo è il rapporto con gli autori. Sarà che la percentuale di diritti di cui usufruiscono si aggira fra il 35% e il 50%, sarà che sono tutti curiosi del mezzo e delle nuove possibilità, ma effettivamente ci siamo divertiti, scontrati e di nuovo divertiti. A nessuna delle persone con cui abbiamo lavorato è mai balzata per la testa l’idea di poter fare a meno di un editore, che verificasse il testo, che provasse i link, che fungesse da confronto. Che si occupasse di ISBN, distribuzione, di comunicazione. A tutti gli autori un grazie perché hanno scommesso su una neo-casa editrice che ancora non vanta canali di distribuzione ampi e grandi conoscenze.

Un secondo fattore positivo è la risposta delle piccole imprese che abbiamo incontrato, che pur conoscendo poco il web, social network, meccaniche dell’editoria e a volte anche gli ebook hanno manifestato subito interesse, voglia di sperimentarsi e di provare. Paradossalmente in questo settore abbiamo cominciato a lavorare ancor prima di partire, anche se in maniera meno visibile. Ma più pratica: nella real life.

Vi aggiornerò fra qualche mese sulle nostre aspettative, e sui primi risultati.

quintadicopertina, la prima fase (pdf)