Lavorare con dolcezza

figlibnOgni tanto mentre guardo i miei figli e penso al lavoro, guardo al lavoro e penso ai miei figli, mi chiedo quale sia, come possa costruire, la giusta via fra questo che faccio e loro che sono.

Ogni tanto mi chiedo quanto questo essere efficienti, efficaci -negare il loro pensiero- lavorare per raggiungere il risultato prefissato attraverso tappe stabilite, nei tempi e modi dovuti: essere brillante e parlare razionale, possa farmi mettere da parte quella che è la mia cifra nel mondo, la parte bella di me che vorrei curare.


Non credo esista persona che abbia lavorato con me, che possa sostenere che sul lavoro mi risparmio, timbro un cartellino sempre più virtuale e scappo, antepongo un qualsiasi bisogno o imprevisto mio o dei miei figli a quella lista dei to-do che tengo sempre ben appesa davanti alla scrivania, nell’agenda, nella mia mente.

Ho capito troppo tardi che è uno sbaglio e che a pagarne le conseguenze non erano i figli ma me stessa e il lavoro che porto avanti. 

La mia cifra nel mondo è fatta di dolcezza nello sguardo e di amore per le persone e le cose (davvero, questo è quello che voglio essere io), che sul lavoro viene tradotta in passione, finendo per perdere nel passaggio la forza irruente ed emotiva quasi scrosciante, liberatoria. E sono convinta che dirlo a voce alta, attuarlo giorno per giorno, senza vergogna alcuna, mi renda una lavoratrice migliore.

Ieri con mio figlio abbiamo piantato trentasette piante di pomodori, due melanzane, sette zucchine, seminato cavolfiori e messo i semini di un melone nei vasetti, sia mai. Alla fine ho guardato piccole piante spuntare dai vasi e ho pensato quanta acqua dovrò dare questa estate, quante cure ed erbacce da strappare. Quanti giorni al massimo potremo andare via per evitare che tutto vada a ramengo. Ho guardato i miei figli e ho ricordato la fatica, l’impegno, le responsabilità che mi pesano addosso e che so affrontare soltanto ragionando giorno per giorno. Probabilmente resteremo qui tutta l’estate, perché il nostro orto ha bisogno di amore.

Questa sera ho guardato l’elenco dei testi in uscita nei prossimi mesi, le riviste, i progetti, i laboratori. Ognuno con la sua scadenza a fianco. Ansia. Poi ho pensato al progetto costruito negli anni, ai germogli e ai travasi, e il valore del tempo e dell’attesa. I figli per diventare uomini ci mettono almeno vent’anni, e sarà una faticaccia. La faticaccia che ho scelto di affrontare ogni giorno, la pienezza del tempo dell’impegno.

Lavorare con dolcezza. Con calma.

3 thoughts on “Lavorare con dolcezza

  1. Per i meloni, mangiandoli e facendo il compostaggio spuntano a mazzi. Per le ferie, esistono sistemi automatici da programmare e credo che tu abbia qlc che si divertirebbe moltissimo a farlo…

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