Europa VIII aC, Europa 2020

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>Europa era una bellissima figlia del re di Tiro. Un pomeriggio, giocava con le sue ancelle sulla spiaggia, quando Zeus la vide e fu preso da un impetuoso e repentino desiderio di possederla. Si trasformò in un toro e le si avvicinò.

La giovane donna era incuriosita dall’animale, e si mise innocentemente a giocare con lui, fino ad arrivare a mettergli sulle corna una bella corona di fiori.

Una volta salita in sella, Zeus la rapì e la portò a Creta. Provò ad abusare di lei ma la giovane si ribellò con tutte le sue forze; allora si trasformò nuovamente -questa volta in un’aquila- e la prese contro la sua volontà.

Al termine dello stupro divino Zeus si allontana e la ragazza resta sola in lacrime. Viene raggiunta da Venere, dea della fecondità. La dea le rivela il nome e l’origine del suo stupratore e le predice che una grande terra avrebbe da quel momento avuto il suo nome. Cerca di tranquillizzarla, insomma.

Nel frattempo, il padre Agenore saputo del rapimento della figlia, decide di mandare tutti i suoi figli maschi alla sua ricerca, facendo giurare loro di non tornare indietro senza sorella.

Uno dei figli, Cadmo, parte assieme alla madre (che muore durante il viaggio), affronta diverse avventure che qui taciamo, obbedisce a un oracolo che impone di interrompere la ricerca della sorella per mettersi a seguire le tracce di una mucca e – dopo svariate peripezie – è costretto a tornare dalla Fenicia (precisamente a Creta) senza la sorella, ma portando con sé un altro bene prezioso: le lettere dell’alfabeto.

Divenne poi re di Tebe e, grazie alla sua scoperta, la parola scritta divenne l’elemento più importante per la trasmissione della cultura e della civiltà europea.

Un rapimento, uno stupro, una tacitazione per invogliarsi un potente con promessa di beni economici superiori, il furto di un’opera d’ingegno senza darsi pena a citare la fonte.

La nascita dell’Europa.

Con la spada, con la parola. Con la retorica. Nel 1848 Victor Hugo immaginava l’Europa come federazione atta a garantire la pace nel mondo e la fratellanza fra i popoli. Ne nel 2000 il motto europeo ‘</spanuniti nella diversità’>.

M’è venuto in mente leggendo questo:
Fulcro del tessuto sociale, la cultura plasma le nostre identità, le nostre aspirazioni e le relazioni con gli altri e con il mondo. Essa modella i luoghi e i paesaggi in cui viviamo e gli stili di vita che adottiamo. […] Queste potenzialità catalizzatrici possono costituire una risorsa chiave per l’innovazione sociale e per risolvere i grandi problemi della società quali il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile, i cambiamenti demografici o la diversità culturale”*.

Ci manca solo sconfiggere la fame nel mondo, abolire la guerra e siamo a cavallo.

(* pezzo tratto dalla comunicazione della Commissione Cultura al Parlamento Europeo, al Consiglio, al comitato economico e sociale europeo, e al Comitato delle Regioni, dal titolo “Valorizzare i settori culturali e creativi per favorire la crescita e l’occupazione nella UE”)

 

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