La frustrazione ingrata di un figlio di Madre Che Legge

la Madre Che Legge ha un Figlio Che Non Legge. Per la Madre Che Legge questo è fonte di velata insoddisfazione: ha seguito i dettami dei pedagoghi, letto ad alta voce dalla più tenera età, visitato biblioteche per bambini, aperto un conto in libreria.

Niente da fare.
Il Figlio Che Non Legge tiene file di Topolino in precario equilibrio sul comodino, ha nascosta una torcia per sfogliarli di notte quando viene spenta la luce, si porta appresso manualoni consunti e ormai spiegazzati sui punteggi dei pokemon o altri personaggi: libri di cui la Madre Che Legge non è ancora riuscita a interpretare Linguaggio e Codice.

La Madre Che Legge dunque si trova costretta a rinunciare alla idilliaca visione da romanzo di Grande Saga Familiare di se stessa sul divano, figliuolo accanto, e fra le quattro mani “La Costituzione Italiana spiegata ai tuoi figli” o altro testo che fa tanto mamma sinistroide attenta e alternativa.

Il Dottor Seuss, Giusi Quarenghi, Munari e Lionni, Piumini o Sendak: per il Figlio Che Non Legge rientrano nella categoria ‘libri da mamme’, ovvero quei libri che non sono da grandi, ma che quando entrano in casa portano gioia nel volto solo alla madre. Talvolta, il Figlio Che Non Legge dà un veloce contentino alla genitrice e li sfoglia assieme a lei, nell’attesa di poter scappare nell’altra stanza col catalogo LEGO o al computer a giocare a MineCraft.

Il Figlio Che Non Legge da grande vuole avere una fattoria biologica e fare l’agricoltore. La Madre Che Legge ne è tendenzialmente felice, e vuole supportare il figlio nei suoi fanciulleschi entusiasmi.

Cosa fa dunque la Madre Che Legge per assecondare l’entusiasmo del giovane agricoltore?

Lo abbona alla importante rivista , comprensibile e di agevole lettura “Vita in Campagna“, aprendola sullo speciale “arare e seminare tre ettari di terreno mediante trattori a cingolato per aratura profonda“. Vedendo che le cose non vanno come nel romanzo di cui sopra, raddrizza il tiro.

Compra al figlio “Orto Bimbo. L’orto urbano“. Il Figlio Che Non Legge ignora il libro, e la Madre Che Legge pensa che allora forse è solo una passione passeggera. Ma il Figlio insiste. Vuole fare un orto. La Madre passa quindi a “Il Gioco dell’orto“, “Fare l’orto. forme e colori e sapori della terra“, e non disdegna nemmeno “Winnie The Pooh – Tappo e l’orto“, che il giovane Non Lettore passa immediatamente alla sorella.

A questo punto il Figlio Che Non Legge taglia la testa al toro spiega che lui l’orto lo vuole fare, non leggere.
Ma oltre a leggere, la Madre ha anche altri difetti. Fa uno sconsiderato uso di parole quali “progettualità“, “organizzazione“, “preparazione“, buone a smorzare qualsiasi entusiasmo quando utilizzate fuori da ambito lavorativo.

Spiega al Figlio che le cose non s’improvvisano. Si studia, si progetta, e solo poi si fa. Ancora una volta lungi dal rinunciare, il Giovane Non Lettore porta alla Madre Che Legge due stampati realizzati dopo una attenta navigazione in rete con i passaggi fondamentali per la coltivazione del basilico e dei pomodori. La Madre Che Legge è nascostamente preoccupata da una precedente esperienza, realizzata assieme al figlio quando aveva quattro/cinque anni, di semina di fiori nell’aiuola davanti a casa. I semini, abbandonati a se stessi e mai annaffiati, non avevano prodotto nulla, portando dopo qualche mese la Madre ad acquistare piante di fiori e a piantarle in piena notte di nascosto per far comprendere il ciclo della natura al Figlio, che la aveva immediatamente sbugiardata. Se pianti anemoni gialli e crescono gerani rossi, beh qualcosa è andato storto.

Riprovano. Viene piantato basilico e prezzemolo.
Il basilico germoglia e cresce con quattro mesi di ritardo rispetto al manuale che la Madre Che Legge sfoglia nervosamente non appena il Figlio Che Non Legge si allontana. Però cresce e il figlio è contento. La Madre invece pensa di aver preso il libro sbagliato.

Il prezzemolo cresce ma presto le piantine cominciano a seccare. Visto lo sconcerto del figlio, la Madre spiega che va bene, con le piantine di prezzemolo secco, faranno vasetti di prezzemolo secco. Quando il Figlio chiede a cosa serva il prezzemolo secco, la Madre risponde tante cose, tipo che si mette sulla pizza.
“Sulla pizza ci va l’origano” obietta il figlio.
La Madre risponde che va bene lo stesso, sempre erbe sono. Al massimo si interverrà in correzione di bozze.

Al rientro dal Salone del libro, la Madre Che Legge pensa di aver imparato la lezione. Rimette negli scaffali il libro “come coltivare i pomodori”, e porta in dono al Figlio Che Non Legge 10 piantine di pomodori.

Quando il figlio le vede, ha gli occhi luccicanti di gioia. “Che ne facciamo?” chiede la madre.

“Io li travaso nella terra e do loro l’acqua, tu vai in casa a leggerti un libro sul divano”.

2 thoughts on “La frustrazione ingrata di un figlio di Madre Che Legge

  1. Promuovere il libro e la lettura è qualcosa che mi sta a cuore, la cultura rende liberi e spesso pensierosi, Educare alla lettura per mezzo della famiglia e la scuola potrebbe portare all’aumento del numero dei lettori. Credo che per una madre che legge avere un figlio che non legge è come aver fallito in qualcosa. Eppure c’è chi proprio non è attratto dalla lettura. Forse una mamma che legge se pur cerca in tutti i modi di far leggere suo figlio, regalandogli libri, o spingendolo a fare qualcosa che non gli và, non ha fallito, è che proprio il figlio si sente oppresso. Il figlio più vedrà il libro in qualche modo come un’imposizione e più lo rifiuterà senza neanche guardare la copertina. Magari il figlio che non legge oggi sarà un lettore forte di domani, perchè crescendo potrà comprendere che le esigenze di un tempo sono cambiate. Si può diventare lettori a tutte le età. La mamma che non legge magari si ritrova con il figlio che legge e non ci sono leggi in natura, ma ognuno si proietta verso qualcosa che sente più suo. Ciao🙂

    1. Io penso che l’errore di fondo di questa madre, che certo sono anche un po’ io, rientri nel nutrire aspettative senza avere la capacità, il tempo o l’attenzione di notare quello che accade a un figlio accanto a lei. Il figlio magari legge, ma cose che non piacciono a lei, o in modi in cui lei non è solita farlo. Scopre il mondo con curiosità e attenzione, e questo è un ottimo risultato anche se la scoperta non passa necessariamente attraverso un libro. Penso che il libro sia un mezzo, e non un fine, che il valore non sia la lettura ma la scoperta e la conoscenza del mondo attorno a sé. Lo ho scritto per riconoscere la mia presunzione di “Madre Che Legge” di dare per scontato che i propri siano valori assoluti. Magari un domani leggerà anche quello che sua mamma reputerà una buona lettura, magari no, ma non sarà questa la cosa importante.

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