Considerazioni sul bullismo: fisico, intellettuale e sociale

Bullismo: comportamento violento che comporta una serie di atti sistematici di prevaricazione, fisici e psicologici. C’è una ‘vittima’, un autore. Spesso osservatori più o meno partecipi, azioni a volte dirette, altre volte indirette, ovvero che tendono a isolare la vittima dal gruppo dei coetanei e impedire lo sviluppo di relazioni.
I bullo, nell’immaginario collettivo, va male a scuola, è grande e grosso e utilizza la prevaricazione per difficoltà a gestire le relazioni in altra maniera. 

Bisogna riconoscere un altro tipo di bullo, il bullo intellettuale. Il ragazzino che, forte di buoni risultati soprattutto a scuola, e del riconoscimento della superiorità nel gruppo dei pari, esercita il suo potere attraverso parole e comportamenti meno visibili e più attenti ad un rispetto per lo meno esteriore delle regole vigenti, per prevaricare l’altro ed escluderlo dal gruppo. E’ possibile che un bullo intellettuale finisca per diventare a sua volta vittima di atti di bullismo questa volta fisici, ed pè possibile che venga riconosciuto solo come tale. Ma resta una profonda incapacità di fondo, che dovrebbe mettere in guardia i genitori, ovvero di gestire una relazione paritaria con un coetaneo, senza doverla trasformare in una dimostrazione di forza.

Infine, il più subdolo e meno riconosciuto, il bullismo sociale .cop
E’ il bullismo delle opportunità che emerge nella scuola media, esplode alle superiori, permane -e permea- la vita adulta.
La relazione è ancora una volta impari; c’è una persona che può permettersi attività e azioni che a un altro sono precluse, e volente o nolente ne trae vantaggio in un sistema che fa di queste opportunità una base per proseguire nella vita e carriera. E plasma il carattere. Di chi si sente un passo indietro, ma anche di chi sa che sarà sempre un passo avanti.

Una delle risposte che più aborro a come affrontare le differenze sociali, è quella che si inserisce in una visione catto-moralista dove la povertà e la diversità sono spunto di diva e azione educativa per conoscere l’altro. Eh sì: l’altro, colui che ha meno opportunità, si deve prendere anche la responsabilità di insegnarci qualcosa, per far crescere noi, in una visione strumentale ed egoistica per cui pretendiamo di conoscere la povertà, tenendocene a debita distanza.

Più che di discussioni sul cyberbullismo, si potrebbe fare un passo indietro e (ri)pensare la funzione ugualitaria della scuola. Penso che l’abolizione -o la messa in discussione- di attività extra, gite scolastiche, ripetizioni o laboratori potrebbe essere indicata, soprattutto in tempi di crisi.

E la tecnologia potrebbe venirci in aiuto.

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