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Alla gola dell’editore digitale: una collana o un giogo?

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A un incontro su “la cura dei libri” a Roma in occasione di Più libri Più liberi Fabrizio Venerandi ha affermato  che anche fra gli editori nativi digitali essere “indipendenti” è una chimera, un mantra ripetuto cercando di coltivare al meglio l’orticello, tenendo lo sguardo ben fisso sul proprio lavoro  senza volgerlo altrove. Fuori infatti ci sono Amazon, Google, Apple: players tecnologici che con l’editoria hanno ben poco a che fare, ma che si possono permettere di intervenire su tutte le fasi di ideazione, produzione e promozione di un testo: dal formato ai contenuti (le ‘pecette’ sui seni dei manga giapponesi), dalla grafica (un nostro testo ci fu rifiutato da Apple con la motivazione che i paragrafi non erano indentati) al prezzo (i fatidici ,99, o la possibilità di valutare il prezzo ‘non coerente’ con la dimensione del file dell’ebook), alla commercializzazione (‘chiudiamo per natale per un mese e mezzo’: e al diavolo le vostre offerte), arrivando a tenere per se’ fino al 52%/70% del prezzo del libro. 

‘Libertà vo’ cercando ch’è sì cara’: se essere dipendenti è un’esperienza obbligata della vita, lasciateci per lo meno scegliere da chi esserlo. Ma questo non pare possibile.

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Non c’è spazio per la libertà? Dissento da questa visione (sì lo so, è il mio socio e dovremo mostrarci d’accordo, ma è anche mio marito, ed essere in contraddizione è una nostra condizione esistenziale), e due articoli da poco usciti mostrano un barlume di speranza.
In Australia una ricerca asserisce che la maggior parte degli ebook viene venduta direttamente dal sito dell’editore:

“The most common response was the publishers’ own website (57%), followed by Amazon and Apple iBooks (both 35%). The next most common responses were Kobo (28%), Google (25%), and NOOK Books by Barnes & Noble (17%)”

(percentuali peraltro molto simili alle nostre: la maggior parte degli ebook -nonostante la consapevolezza che lo store di quintadicopertina non sia dei migliori in quanto a usabilità- la vendiamo noi direttamente).

E’ una battaglia importante da sostenere, un punto su cui spesso discuto con altri nativi digitali. Avere un negozio proprio, per quanto ballerino e difficile da gestire, rappresenta la prima e più importante possibilità di non dover sottostare a futuri eventuali diktat o clausole che i servizi di distribuzione potranno sottoporci. E’ necessario garantirsi un minimo di autonomia distributiva. Con il passare del tempo diventa poi ancor più importante poter avere un rapporto diretto con chi apprezza i nostri testi, conoscere le loro aspettative e far crescere una base di lettori fidelizzati, per non dover ricominciare da capo con ogni singolo testo.

La seconda nota positiva sta nella classifica degli ebook più belli del 2012 pubblicata da Panorama. Al secondo posto c’è un testo di Quintadicopertina, ne siamo sinceramente molto fieri. Ma più significativa è la forte presenza di editori indipendenti: Sugaman, Quintadicopertina, Inform_ant, 40K (tutti con non più di paio d’anni di vita), Sagoma, E/O. Quanti editori avevano la possibilità di comparire in classifiche di questo genere qualche anno fa? Quali possibilità aveva un editore squattrinato ma motivato di farsi notare al pubblico accanto (e prima di) Rizzoli o Mondadori?

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La lotta è dura, ma c’è speranza.

Questa è una lotta che dovrebbe vedere uniti editori, scrittori e lettori, perché anche questi ultimi sono costantemente sotto ricatto dei propri distributori.
Allora, sulla falsariga di un messaggio che gira su facebook di questi tempi invitando a comprare i regali di natale da piccoli negozi o artigiani locali, fatevi un regalo: comprate i vostri ebook natalizi sugli stores degli editori, o tramite i distributori italiani come Ultimabooks o Bookrepublic, che ancora possono sostenere il lavoro degli editori indipendenti con partneship e collaborazioni. Se vi piace sentirvi amati dal vostro editore, andate da lui e aiutateci in questa battaglia.

5 thoughts on “Alla gola dell’editore digitale: una collana o un giogo?

  1. Anche perché i vostri e-book sono fatti come si fanno gli e-book🙂 . Gli altri dovrebbero imparare da voi, da come voi interaggite con il lettore, come la voce del singolo lettore conta

  2. Interessante, ma la citazione dal caso autraliano mi pare errata, quelle percentuali riguardano la scelta del partner distributivo. E’ nel capoverso seguente che si danno i dati della “eBook revenue”.

    1. Grazie per la tua segnalazione!
      Ho inserito solo un pezzo della citazione, anche il paragrafo seguente è indicativo:

      “(…)43% said their direct website sales had the largest impact, with Amazon in second spot at 22%. Apple iBooks held the third spot at 14%, with all other retailers dropping off behind”.

      Penso che i fattori importanti siano due: la scelta dell’editore del canale di vendita su cui puntare maggiormente, e il riscontro ottenuto dai diversi canali.

      Rileggendo dopo qualche mese, non posso fare a meno di pensare che l’abbassamento dell’IVA al 4% anche per il digitale consentirebbe una maggior dinamicità degli autori e distributori italiani in questo senso.

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