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Dell’autore e il lettore che si corteggiano, e dell’editore che regge il moccolo

treDaniele Bergesio in una ‘riflessione a margine’ di Librinnovando ripropone la questione della grande opportunità che grazie al digitale avrebbero finalmente lettori ed autori, di potersi parlare direttamente senza alcun intermediario. 

Ma perché dovrebbero ‘parlarsi direttamente’? Per capirsi meglio? E prima cosa succedeva: non si capivano, non si potevano parlare, o non si erano mai conosciuti? E se davvero si avvicinassero a un editore non resterebbe che tagliare la corda? Chi poi effettuerebbe il lavoro di analisi, ricerca, scrematura e selezione, per permettere al lettore di reperire velocemente i testi per lui più adatti o interessanti? Infine, più che di piattaforme di avvicinamento fra autore e lettore, non avremo bisogno di piattaforme che avvicinino autori promettenti e misconosciuti agli editori?

Un paio di riflessioni.

A sentir parlare di favorire l’incontro di queste due figure, si potrebbe presupporre uno scopo diverso: quello di sovrapporle fino a farle congiungere in un’unica persone. Puntare sul desiderio di scrivere di molti “più o meno lettori”, portandoli in un luogo dove la loro scrittura possa essere presentata alla pari, se non intercalata, da quella di nomi più noti. Una buona tecnica per avvicinare quante più persone possibili a una piattaforma di self publishing.

Poniamo poi che uno scrittore, più o meno noto, decida davvero di bypassare l’editore e di  pubblicare tramite un servizio di self publishing, Amazon per esempio. Dopo aver pubblicato su Amazon si aprirà effettivamente e automaticamente quel magico canale di comunicazione con i suoi lettori, o questo “avvicinamento” dovrà comunque essere costruito con una serie di azioni di promozione, discussione, informazione? L’autore che voglia parlare con i suoi lettori, dovrà forse mettersi a fare anche l’editore, utilizzandone gli strumenti e impegnando una parte importante del suo tempo per questo lavoro.

Rispetto i self publisher, soprattutto perché gestire le fasi di stesura, produzione e promozione del testo è una gran faticaccia. Non tutti riescono o hanno la voglia di farlo.

Ma questa equazione: “self-publishing = autore che interagisce con i lettori” versus “editore = autore obbligato al silenzio” da cosa nasce? Non mi pare che gli editori impediscano ‘per contratto’ agli autori di promozionare le proprie opere, anzi. Possono esserci editori che non conversano, e questo è un problema del singolo editore. Possono esserci editori che oltre a smazzarsi le palle varie della distribuzione, contrattualistica, rendicontazione economica, gestione del diritto d’autore e compagnia bella supportino anche gli autori nella loro comunicazione con i lettori. E può capitare che gli autori nemmeno se ne accorgano perché sono già impegnati a scrivere il libro successivo…

Mi piace pensare che queste nuove possibilità di comunicazione e informazione  rappresentino un disvelamento dei meccanismi di scrittura, dei ritmi, delle pause e  – non ultimo –  dei rapporti con il mercato editoriale. Nuovi strumenti “open” dove il lettore può finalmente interpellare lo scrittore, nella stessa maniera in cui a Murano si va in visita alle vetrerie per vedere la lavorazione del vetro. Per capirne di più, e per avere qualcosa di diverso (da leggere) che ieri non avrebbe potuto avere.

Tutto il resto è marketing.

One thought on “Dell’autore e il lettore che si corteggiano, e dell’editore che regge il moccolo

  1. Ben detto!
    A che diavolo serve una piattaforma che consenta più o meno a chiunque di pubblicare qualcosa, se non crea e gestisce anche il mercato? Con quali lettori, esattamente, l’autore, se non è Stephen King, dovrebbe interagire?
    Ma poi il piccolo autore che cerca di emergere, non sarebbe più che altro ansioso di compiacere il lettore, più che di parlarci?

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