Dormire in casa d’altri

Non siamo mai stati tipi da grand hotel ma quest’anno abbiamo un po’ esagerato: complice la voglia di stremarci fisicamente dopo otto mesi che ci stremiamo mentalmente, il padre dei miei figli ed io abbiamo improvvisamente caricato la prole in bicicletta e siamo partiti alla volta del Po, per vedere quanto ne riuscivamo a percorrere. A dir la verità ben poco -circa 130 chilometri in quattro giorni- ma non è questa la storia.
Il fatto è che ci siamo diretti in una zona che nulla ha di turistico, in tenda, senza nulla di prenotato (tipo alberghi o campeggi) e, abbiamo scoperto là, nulla di prenotabile. Anzi, sono particolarmente stupita dalla presenza di ruderi, casolari fatiscenti, granai con il tetto distrutto, accanto a volte qualche container o costruzione nemmeno intonacata, e nulla di più. Mentre io mi aspettavo la campagna di quando ero bambina, con le case dei coltivatori gli orti e le famiglie.
Comunque: con gran gioia della nostra inutilizzata carta di credito, intorno alle sette di sera cominciavamo a vagolare per terreni e paeselli chiedendo un praticello in comodato gratuito per la notte, e l’abbiamo sempre sfangata. Suonare un campanello (virtuale, più spesso chiamavamo), e chiedere ospitalità per la notte. Questa cosa del chiedere, domandare cortesemente ed essere alla mercé della disponibilità di un’altra persona ci ha modificato lo stato d’animo, di tutti e quattro. Nulla ti è dovuto, anzi a dir la verità fai un certo effetto, a volte l’altro gongola per la possibilità che gli permetti di mostrarsi generoso. Una notte di diluvio abbiamo dormito in un salone di un agriturismo dove organizzavano ricevimenti per matrimoni, bevendo a gratis la loro acqua minerale, che quella del rubinetto non era potabile. Durante una tempesta siamo stati ospitati da una signora che parlava una lingua non identificata, la cui generosità si è riversata sui miei figli sotto forma di barrette di cioccolato e dolciumi. Il consiglio di un piccolo paesino ci ha concesso un praticello sotto il campanile della chiesa (a dir la verità dormire sotto un campanile non è piacevole) discutendo per un quarto d’ora su quale collocazione potesse risultare meno umida. L’ultima volta invece abbiamo dormito in campeggio. Ecco, qui era tutto brutto. La Carta di Credito ci ha improvvisamente trasformati in ‘quelli che avevano pagato’ e quindi avevano diritto a docce calde, corrente elettrica, ricchi premi e cotillons, che il campeggio non ci ha saputo offrire. Acquirenti delusi.

Comunque, alla fine della fiera, è stata una bella esperienza.
Ma dubito che la rifarò, sono a pezzi;)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...