Eretici digitali – la rete è in pericolo, il giornalismo pure. Vittorio Zambardino e Massimo Russo (2/4)

Oltre all’interessante progetto che sta dietro questo libro, apprezzo il fatto che sia disponibile in ebook: lo compro on line e dopo qualche minuto lo sto leggendo sul mio Cybook. Peccato che non posso sottolineare (cosa che sarebbe stata possibile se lo avessi messo sull’Iliad, ma è in uso al consorte al momento), ma posso mettere i segnalibri e la funzione è utile.

Comunque: se prima avevo un ‘sentimento di malessere’ nei confronti della rete, il libro mi aiuta a identificarne le cause e dar loro un nome. Entra di petto nel dibattito su rete e informazione e con dovizia di particolari espone i punti critici e i nodi su cui si gioca la battaglia dell’informazione nel web. Con un linguaggio chiaro comprensibile anche da chi non conosce a fondo i meccanismi della rete. Partendo dalla demolizione di tre dogmi fondamentali (quello del potere, che tende a legittimare solo il racconto del media che gli da consenso, quello della corporazione, che scambia il supporto (la carta) con il giornalismo, e quello del digitale, che incapace di vedere i pericoli dello strumento) gli autori formulano un quadro completo dell’informazione e della crisi del giornalismo nella rete, mostrandone cause, criticità attuali e proponendo ipotesi.

Ad esempio, scopro che effettivamente c’è da domandarsi ‘chi’ detiene il potere nella rete, e di conseguenza chi attribuisce il valore alle cose e ai contenuti, mettendo in evidenza le difficoltà di rapporto fra chi ha la gestione delle piattaforme (i cosidetti ‘padroni dei tubi’) e chi produce i contenuti. “Alla disgregazione digitale sopravvivono i vecchi mediatori (le aziende di telecomunicazione) e i nuovi doganieri (i motori di ricerca)”. Essi non producono contenuti, ma sopravvivono grazie a loro, e si trovano nella sconcertante posizione di avere anche la possibilità di stabilirne il prezzo. Speriamo che vi sia ancora tempo e spazio per un po’ di concorrenza.

L’analisi su Google poi è veramente spiazzante: in questa rete libera dove le parole e le persone possono confrontarsi e conversare, chi effettivamente permette che questo scambio sia libero? Google, motore di ricerca utilizzato dall’ottanta per cento circa della popolazione europea, potrebbe domani decidere che essendo io suo concorrente non posso più comparire fra i suoi risultati(e pare che qualcosa del genere sia già accaduto)? Chi controlla le regole del gioco, chi conosce i parametri di indicizzazione di Google?

Altre veloci annotazioni (ce ne sarebbero molteplici da fare, ma è meglio che vi compriate il libro), riguardano la privacy, trattata sia nell’utilizzo che subiscono i nostri dati personali nel mercato pubblicitario, quanto sulla possibilità decisionale dei navigatori e di chi nel web scrive a qualsiasi titolo, di stabilire cosa, a chi e per quanto tempo possa essere visibile un proprio contenuto.

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